
Ieri mi stava prendendo lo sconforto perche' qui c'e' una lentezza e un'inerzia tale che sembra impossibile fare anche le cose piu' semplici. Questo non e' il periodo migliore per organizzare delle attivita' perche' e' un periodo festivo e i ragazzi a scuola hanno un sacco di esami e test. Poi a causa della situazione di Gaza ci sono sempre manifestazioni e scioperi e le feste vengono sospese.
Anche i party di capopdanno sono tutti stati cancellati. Il 31 sera abbiamo fatto una cena tranquilla nella sede di Lighting Candles. Ci hanno raggiunto anche Emanuela Fabrizio e Alessandro. Alle 11 siamo andati nella piazza della Chiesa della Nativita' per unirci ad una veglia per Gaza. Abbiamo aspettato la mezzanotte cercando di tenere accese le candele e di non morire assiderati. E' stato strano entrare nel 2009 in questo modo.
Ieri pomeriggio io e Lisa abbiamo organizzato una specie di laboratorio di cucina con alcuni bambini. Abbiamo preparato dei "dolci creativi" decorati con crema e caramelle mentre gli raccontavamo la storia di Hansel e Gretel. Ho imparato molto osservando Lisa e le sono infinitamente grata. Lisa ha una pazienza e una calma e una disponibilita' infinite. E' bravissima con i bambini perche' li lascia liberi di fare come meglio credono e in questo modo emerge la loro piu' naturale creativita'. Non impone loro delle regole e se ada esempio Yahia inizia ad agitarsi e a fare il monello non lo sgrida ma cerca di coinvolgerlo in qualche attivita' che attiri la sua attenzione e gli fa dei complimenti, gli da dei rinforzi positivi. Lisa e' spontaneamente un'ottima educatrice! Qui tocco con mano quotidianamente il mio egoismo, la mia rigidita', la mia meschinita', la mia poca generosita'. Mi confronto ogni momento con i miei limiti. E' doloroso e faticoso.
Sto vivendo dei momenti meravigliosi con la famiglia di Hamdan. Sto condividendo la loro vita quotidiana e questo vale piu' della visita a mille citta' e monumenti.
Il padre di Hamdan ha impiegato 10 anni a costruire una grande casa a Doha (un quartiere della perifaria di Betlemme), nella quale ora vive tutta la famiglia, compresi Mohammed e Mahran con le loro mogli. Praticamente sono tre appartamenti in un unico edificio con un grande giardino intorno e addirittura una piscina per l'estate. E' una situazione rara, sono molto fortunati. Entrambi i genitori sono rifugiati e sono cresciuti nel campo profughi di Deheisha dopo che le loro famiglie sono state cacciate dai villaggi di origine vicino a Hebron nel 1948. Il padre ha un negozio di frutta e verdura nel centro di Betlemme e lavora tutti i giorni dalle 7 del mattino alle 9 di sera, torna a casa stravolto e ha solo voglia di andare a dormire. Lavora da quando ha 8 anni e ora ne ha 50. La mamma si e' sposata quando ne aveva 14, ora ne ha 44, ha avuto 14 figli di cui solo 10 sono ancora vivi. Le due figlie si sono sposate e vivono con i loro mariti in altri villaggi qui nella zona. Lei trascorre la sua giornata a casa a pulire, lavare e cucinare per tutti, ma ha sempre il sorriso sulle labbra. Sono una famiglia musulmana molto tradizionalista, non sono estremisti ma forse per ignoranza e semplicita; sono molto legati alle usanze. Quattro anni fa un fratello della mamma e' morto ammazzato dagli israeliani lasciando 4 figli maschi e un'unica femmina, Ala' che aveva 14 anni. La famiglia di Hamdan l'ha presa sotto la propria protezione ma per poterlo fare ha dovuto sposare uno dei fratelli (cioe' per Ala' un suo cugino). Mahran dopo averci un po' pensato ha deciso che l'avrebbe sposata lui. Pero' tradizione vuole che i figli si debbano sposare in ordine di nascita, quindi hanno dovuto trovare moglie anche per Mohammed il maggiore. In 10 giorni ha trovato una oglie per corrispondenza conoscendola solo per fotografia, e cosi' l'anno scorso si sono sposati lo stesso giorno sia Mohammed che Mahran. Hamdan ha dovuto dare il suo consenso perche' lui e' maggiore di Mahran.
Ieri ho trascorso insieme a Lisa tutta la serata a casa di Ala' (18 anni) e Mahran (24 anni). E' stato molto bello e intenso. Dapprima abbiamo fatto un po' di lezione di arabo, loro ci insegnavano delle parole e poi ridevano per la mia pronuncia, perche' non riesco a dire alcune lettere gutturali e aspirate. Poi abbiamo giocato un po' con il piccolo Yahia (il fratellino di 8 anni) e quando lui e' crollato per la stanchezza ci siamo messi a chiacchierare. Ala' fa l'universita', sta studiando letteratura araba e quando avra' finito gli studi se vorra' potra' andare a lavorare. Lei e' dolce semplice e ingenua come un angelo, candida e sorridente.

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